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Padre Vittore

Padre Vittore (al secolo Lino Parri), nasce a Cesa, una piccola borgata della Valdichiana, il 29 marzo del 1923. Il 4 marzo del '39 veste l'abito dei Cappuccini nel convento di Cortona; il 29 marzo del '44 all'età di 21 anni emette i voti solenni ed il 1° marzo del '47 è finalmente ordinato sacerdote.
Dal '48 al '66 è rettore della chiesa e del Convento di Montughi a Firenze. Sono questi 18 anni di intensa attività pastorale che maturano la sua personalità religiosa e mettono in risalto le sue doti di formatore di coscienze, specie nel contatto con la gioventù locale e nella direzione della Congregazione del T.O.F. (Terz'Ordine Francescano, l'ordine creato da S. Francesco per i laici che sentono di vivere la vocazione della spiritualità francescana).
L'obbedienza ai superiori lo porta quindi ad accettare l'incarico di parroco nella parrocchia di S. Lucia, nel quartiere di Barbanella a Grosseto. I primi due cappuccini arrivano a Grosseto sabato 20 agosto 1966; sono appunto P. Vittore e P. Lamberto (al secolo Nevio Bigagli, da Pistoia). Dal registro delle Messe risulta che il giorno dopo, domenica 21 agosto, P. Lamberto celebra la prima Messa a Barbanella: è l'inizio del servizio religioso dei Cappuccini a Grosseto. La chiesa ancora non esiste e le funzioni si tengono nella sala della Circoscrizione. Il quartiere, in parte già edificato, è in grande sviluppo e numerose abitazioni, prevalentemente di edilizia popolare, stanno per essere ultimate. Vittore sente da subito di amare questa parrocchia e questo quartiere, eterogeneo ma semplice, laborioso ed umile, molto vicino alla sua spiritualità.
Il 13 dicembre 1966 viene ufficialmente investito come parroco, mentre ai primi 2 frati si è già aggiunto il terzo, P. Giorgio (al secolo Amelio Pantini, da Castiglion Fiorentino). La costruzione della Chiesa comincia il 18 luglio del '67 ed il 4 ottobre del '69 (solennità di S. Francesco) viene inaugurata con la solenne benedizione e consacrazione dell'altare. In quegli anni i tre frati abitano in un appartamento in un condominio di Via Cattaneo, fino alla fine di dicembre del '72, quando anche la canonica è ultimata e gli viene consegnata . E' proprio nell'appartamento di via Cattaneo che il primo gruppo di 5/6 ragazzi comincia a frequentare Vittore: la Domenica pomeriggio prima o dopo il cinema una visita da padre Vittore diventa abitudine.
Il 4 Novembre 1966 l'alluvione colpisce Grosseto, tra le molteplici iniziative di aiuto che la città organizza vi è anche a Barbatella un centro di raccolta e smistamento di beni di prima necessità: cibo e vestiti; a gestire il centro, nella palestra della scuola elementare di via De Amicis, c'è padre Vittore ed il gruppo di ragazzi che ormai sono diventati qualche decina. Questa attività, a mio avviso, rappresenta la nascita ufficiosa della GiFra, quel gruppo di ragazzi continuerà per anni a crescere insieme attorno a Vittore ed alle attività della parrocchia.
Le iniziative pastorali sono molteplici e sicuramente feconde. Vittore capisce che c'è bisogno di aggregare le persone, di far sentire loro un senso di appartenenza al quartiere ed alla parrocchia, perché il “villaggio urbano” pianificato dagli amministratori ed urbanisti grossetani non degeneri in una squallida periferia. Per questo programma ed avvia ogni genere di iniziativa che possa attrarre soprattutto i giovani ed i ragazzi, veramente numerosi nel quartiere in quegli anni.
Nel dicembre del '66 Vittore costituisce il Terz'Ordine Francescano anche a S. Lucia, con l'adesione di 24 novizi, mentre 18 giugno del '67 quarantatre giovani aderiscono alla Gioventù Francescana (Gi.Fra. la sezione giovanile del T.O.F.), dando così vita ad un'esperienza di vita che negli ultimi 40 anni ha coinvolto e formato le coscienze di oltre 1000 giovani grossetani.
Ma soprattutto intuisce che è necessario dare vita ad un momento che coinvolga tutto il quartiere, anche le persone che non sono vicine alla chiesa. Nasce così la Festa di S. Lucia. Il primo comitato, per affrontare le spese iniziali della manifestazione firmò anche delle cambiali, ma l'evento fu da subito un successo. In un suo articolo del '68 così scrive Vittore:” Una comunità parrocchiale ha certamente per primo scopo quello di approfondire, intensificare, allargare, comunicando agli altri il suo spirito di fede e di carità; ora un rione come Barbanella, popolarissimo, che raccoglie tutte le tendenze e le mentalità del nord, del centro e del sud dell'Italia, che sente l'orgoglio di città satellite di Grosseto, che vuole farsi sentire e pesare sull'opinione pubblica della città, una festa come questa diventa una grande occasione di unificazione, di entusiasmo e di orgoglio collettivo, un impegno a superare tutti i motivi di divisione personali e sociali. Ecco la festa ci unisce, fomenta almeno il senso umano di comunità. Questo mi pare importante: che il significato della festa sia ben incentrato nella santa patrona e nella comunità parrocchiale, tutta intera, formata dai praticanti e dagli altri, che tutti avvertano come propria questa festa. Se non ci fosse pericolo di equivoco la vorrei chiamare: Festa dell'unità parrocchiale .”
Sarebbe bello citare per intero un articolo del celebre giornalista grossetano Beppe Bottai, il quale su Avvenire del 5 ottobre ‘69, tra l'altro così scrive della festa e della parrocchia:” Incredibile, ma vero, intorno alla sensibilità, alla preparazione, al senso pastorale di padre Vittore, un cappuccino colto quanto semplice, saggio quanto umano, la vita del rione si è ben presto trasformata in vita di parrocchia. La parrocchia di Barbanella, infatti, è un esempio vivente di ecumenismo, il parto più felice e patentemente fruttifico dello spirito conciliare .”
Ed infatti Vittore è permeato fino in fondo dello spirito conciliare, della sua spinta innovativa ma nel rispetto della verità della fede e della verità sull'uomo. Ben presto la Saletta , il luogo nato come ufficio del parroco ed archivio, divenuta sede della Gi.Fra. si anima di incontri, letture, momenti di fraternità e di preghiera. Vittore mette a disposizione dei giovani la sua biblioteca personale e la arricchisce di ogni opera che ritenga utile per la formazione dell'uomo. Non è strano vedere ragazzi che si cimentavano nella lettura dei documenti del Concilio, come nelle lettere di Gregorio Magno o nelle Confessioni di sant'Agostino, nelle opere di Maritain piuttosto che in quelle di Papini o La Pira o nelle vite dei santi. Ma non manca mai lo svago, le partite di calcio fino a notte fonda sul “piazzalone” (v.le De Amicis), o le chiacchierate fino a notte fonda fra i giovani e Vittore e le gite in pulman . La Messa si anima di canti con chitarre e batterie, che dapprima scandalizza i più anziani, ma esalta la voglia di fraternità e di amicizia. La parrocchia è un modello per la città. Il Sabato pomeriggio Vittore prende l'abitudine di discutere con i ragazzi il vangelo della Domenica e riportare poi nell'omelia le opinioni e gli approfondimenti usciti dalla discussione, i ragazzi si sentono protagonisti della celebrazione domenicale.
Vittore svolge il suo apostolato anche nella scuola, insegnando Religione al Liceo Scientifico G. Marconi di Grosseto. È ancora una volta un successo. La sua personalità non passa inosservata. È capace di coinvolgere i giovani in discussioni ed approfondimenti che spesso proseguono in parrocchia, avvicinando a Barbanella anche molti giovani residenti in altri quartieri della città, che spesso entrano a far parte della Gi.Fra.
Il primo quinquennio degli anni '70 vede crescere ulteriormente il quartiere. Si sta progettando la nuova zona del “Verde maremma”, che sarà edificata in più fasi fra la fine degli anni '70 ed i primi anni '80. La parrocchia è viva e vivace. Spesso sono organizzati recital e spettacoli dai giovani, che vengono replicati in provincia ed anche in molte chiese e teatri della regione. Le gite per i recital sono momenti di forte aggregazione, come lo sono i campi scuola estivi che la parrocchia organizza, sia per i giovanissimi (10-15 anni), sia per la Gi.Fra. (dai 15 anni in su), sia per gli adulti. La festa di S. Lucia, si replica ogni anno, sempre più viva e partecipata e diviene un appuntamento atteso, oggi diremmo istituzionale, che prepara il quartiere e la parrocchia ad iniziare il nuovo anno civile dopo la pausa estiva (si tiene da sempre l'ultima settimana di settembre).
Nel 1974 P. Vittore viene nominato Definitore, cioè membro di quello che è, per così dire, l'organo direttivo collegiale dei Frati Cappuccini toscani. Sono frequenti i suoi viaggi a Firenze e, per partecipare agli incontri, non avendo la patente, non di rado lo accompagnano i suoi giovani.
C'è elettricità nell'aria però. I giovani intuiscono che per Vittore è prossimo un nuovo incarico, che potrebbe portarlo via da Grosseto, cosa che si realizza nel 1977 quando, dopo 11 anni di servizio assume il ruolo di Maestro dei Novizi e poi, nel 1980 di Padre Provinciale.
La sua partenza da Grosseto è un momento di grande sofferenza per la parrocchia ed in particolare per i suoi giovani, che sentono allontanarsi un padre, un amico, spesso l'unica persona che li ha capiti e guidati nei difficili anni dell'adolescenza e della giovinezza. Ma l'obbedienza è un voto al quale Vittore non si sottrae ed al rispetto del quale ha educato anche i suoi ragazzi.
P. Vittore svolge il servizio di Ministro Provinciale per due trienni consecutivi (1980-'83; 1983-'86). Per i frati fu un vero Padre. Sapeva ascoltare e condividere le situazioni di ciascuno; esortava tutti alla coerenza con la propria vocazione religiosa, dandone per primo l'esempio. Soprattutto non si stancava di richiamare i frati a coltivare una vita di preghiera intensa ed assidua.
In campo missionario P. Vittore ha avuto il grande merito di aver dato inizio alla presenza dei Cappuccini toscani in Nigeria (Marzo 1984). Fu una scelta difficile e coraggiosa, che non pochi degli stessi frati sconsigliavano, soprattutto a causa della forte diminuzione di vocazioni, che già allora si avvertiva assai preoccupante. Vittore disse di sì e i fatti gli hanno dato ragione. Oggi, a quasi 25 anni di distanza, la Nigeria è una realtà in forte crescita: sono presenti oltre 50 Cappuccini nigeriani, distribuiti in 5 conventi.
Verso la metà degli anni '80 Vittore, ancora provinciale dei Cappuccini per il secondo mandato, scopre di essere afflitto da una grave malattia, un cancro all'intestino . La notizia giunge come un fulmine a Grosseto e molte persone si recano a trovarlo mentre è in cura in ospedale. Terminato il suo incarico come provinciale, nel 1986 accetta umilmente il servizio pastorale all'Ospedale di Careggi, dove però lo incontra “Sorella Morte” il 20 ottobre del 1987 all'età di soli 64 anni.
Lascia in tutti noi un grande vuoto, ma anche la certezza che anche lui, insieme a tanti nostri amici, ci aspetta per incontrarci ancora e parlare ancora con noi, noi che lo abbiamo amato e gli siamo stati vicino.

 

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